Monumenti a Rimini

LA  RIMINI  RINASCIMENTALE

Studio del Tempio Malatestiano Rimini

Il Rinascimento a Rimini ebbe una breve ma intensa stagione che coincise con la signoria di Sigismondo Pandolfo Malatesta, dal 1432 al 1468. Sigismondo Pandolfo Malatesta era un famoso capitano della fortuna del XV secolo. Militò al comando delle truppe papali, fiorentine e al servizio della Serenissima. Fu nominato cavaliere e legittimato in suo potere dall’imperatore Sigismondo di Lussemburgo nel 1433. Uomo di notevole cultura e conoscitore dell’arte militare, si distinse tra i signori dell’epoca, riuscendo anche ad ampliare i suoi possedimenti tra l’attuale Romagna e le Marche . La fragilità del suo stato, tuttavia, si manifestò in quanto divisa in due dalla Signoria di Pesaro, vera “chimera” per Sigismondo. Questa consapevolezza lo rendeva sempre molto incline a sotterfugi con il nemico per evitare di stare lontano dalla sua terra per troppo tempo e, non di rado, ha portato alla rottura o alla sospensione del trattato di condotta stipulato.

I cinque tesori rinascimentali di Rimini sono: Castel Sismondo progettato da Filippo Brunelleschi (1437-1446); il Tempio Malatestiano progettato all’inizio da Matteo de Pasti e in seguito soprattutto da Leon Battista Alberti (1447-1468); Palazzo Monticoli (1508), sul Corso sulla sinistra andando verso Bologna subito dopo la chiesa dei Servi, oggi sede universitaria, progettato da Bernardino Guiritti, un plasticatore di Ravenna che modellava ornamenti in terra cotta, assai probabilmente, per fondata ipotesi, su disegni strutturali di Bernardino Peruzzi e decorativi di Marco Palmezzano e di Melozzo da Forlì, influenzati da Francesco di Giorgio Martini; la Chiesa della Colonnella (1510-1514) su disegni delle strutture e delle decorazioni dello stesso Bernardino Guiritti e dei suoi ispiratori citati; Palazzo Maschi poi Lettimi (1513) costruito da un capomastro-architetto di nome Francesco da Carpi, su disegni del pittore Benedetto Coda – che ha trasmesso intuizioni formali degli autori citati – e di Bernardino Guiritti.

Gianni Rimondini

Castel Sismondo

Castel Sismondo Rimini

La residenza-fortezza di Sigismondo Pandolfo Malatesta, signore di Rimini dal 1432 al 1468, coniugava l’intento celebrativo con l’esigenza difensiva. La demolizione degli edifici fra il Castello e la piazza comunale ne accentuò la posizione dominante e la mole malatestiana primeggiò sulle sedi del potere civile e religioso.

La fortezza si imponeva per la possanza di torri e mura munite di scarpate, per l’ampio fossato, per la grandiosità del mastio che, intonacato di bianco, si stagliava contro il rosso della torre d’ingresso. L’apparato difensivo, approntato con la consulenza di Filippo Brunelleschi, era dotato di bocche da fuoco.

Il castello, come evidenziato dai restauri, inglobava le mura romane con torri, la medievale porta del Gattolo, il nucleo delle case e dei palazzi malatestiani. Sigismondo tuttavia nell’iscrizione sul portale d’ingresso rivendica a sé la costruzione ex fundamentis. I lavori, iniziati nel 1437, si protrassero per circa 15 anni, anche se dal 1446 la residenza risulta abitata.

Oggi non resta che il nucleo centrale della costruzione originaria rappresentata nelle medaglie di Sigismondo e nell’affresco di Piero della Francesca nel Tempio. Il portale d’ingresso è tuttora sormontato da un’iscrizione e dallo stemma con l’elefante, la rosa e la scacchiera, simboli della Famiglia.

Divenuto fortezza pontificia, dal XVII secolo subì profonde modifiche: l’abbattimento della cinta muraria, il riempimento del fossato e lo spoglio degli arredi. Carcere dal XIX secolo fino al 1967, dagli anni ’70 è stato interessato da un complesso lavoro di restauro, su progetto dell’architetto Carla Tomasini Pietramellara, sostenuto, nell’ultima fase, dalla Fondazione CARIM.

Tempio Malatestiano

La chiesa di San Francesco di Rimini era il tradizionale luogo di sepoltura del Malatesta e tra il 1447 e il 1450 Sigismondo Pandolfo Malatesta lo fece trasformare in un mausoleo classicheggiante, un vero e proprio tempio dinastico, su progetto di Leon Battista Alberti. Il progetto, sebbene incompiuto, ridefinì completamente l’edificio, che da allora venne chiamato Tempio Malatestiano.

Piero della Francesca si trovava a Rimini alla corte di Pandolfo e lavorò al cantiere del Tempio lasciando il monumentale affresco votivo di Sigismondo Pandolfo Malatesta in preghiera davanti a san Sigismondo nella cappella di San Sigismondo. Allo stesso periodo appartiene il Ritratto di Sigismondo Pandolfo Malatesta, tecnica mista su tavola, oggi al Louvre. Il ritratto del sovrano nelle due opere è molto simile e fu probabilmente ispirato dall’effigie su una medaglia di Matteo de’ Pasti.

Il Crocifisso di Rimini è un dipinto a tempera e oro su tavola (430×303 cm) attribuito a Giotto, databile al 1301-1302 circa e conservato nel Tempio Malatestiano di Rimini.
La croce è giunta mutila di alcune parti, come la base al piede della croce e i “dolenti” alle estremità dei bracci. Nel 1957 Federico Zeri individuò la cimasa della croce nel Redentore in una collezione privata londinese, ribadendo l’attribuzione a Giotto dell’intera croce, oggi unanimemente accettata da tutti i più eminenti studiosi.

Palazzo Monticoli

Palazzo Monticoli Rimini

Francesco Monticoli e i suoi fratelli erano una famiglia di mercanti, ma una generazione prima il padre era stato un alto funzionario dei Malatesta. Nel 1508 Francesco commissiona al Guiritti, una grande palazzo a tre piani, strutturato con paraste ornate da grottesche in argilla cotta, finestre e due portali in arenaria di Cerasolo con formelle “a punta di diamante”. Il palazzo avrebbe ricordato la romana Farnesina di Baldassarre Peruzzi, ma le paraste non furono costruite. I due portali invece li possiamo vedere in Corso di Augusto con sopra il “poggiolo” o balconcino bolognese.

Chiesa della Colonnella

Chiesa della Colonnella Rimini

La chiesa di Santa Maria della Colonnella, sorta vicino alla prima pietra miliare della via Flaminia, tuttora esistente, venne commissionata al Guiritti nel 1511. Delle paraste esterne è rimasta una piccola parte vicino all’abside nella via Flaminia, quelle interne sono state in parte rifatte durante i restauri del dopoguerra.

Palazzo Maschi poi Lettimi

Palazzo Lettimi Rimini

Uno dei più prestigiosi palazzi del Rinascimento riminese, rappresenta ancora oggi una ferita aperta nella città dai bombardamenti della seconda guerra mondiale.

Costruito agli inizi del Cinquecento da Carlo Maschi, uomo di governo insignito di varie cariche pubbliche, il palazzo, di quattro piani, passò in eredità alla famiglia Marcheselli. Fu Carlo che commissionò la decorazione del salone del piano nobile, affidata nel 1570 al faentino Marco Marchetti, noto per aver lavorato a Palazzo Vecchio di Firenze. Tema delle pitture erano le gesta di Scipione l’Africano ai tempi della seconda guerra punica. Alcune delle tavole a soffitto, salvate dai disastri della guerra, sono ora al Museo della Città.

L’edificio, che aveva ospitato i regnanti inglesi e Cristina di Svezia, nel 1770 entrò in possesso della famiglia Lettimi. Andrea, il nuovo proprietario, restaurò la costruzione e la innalzò di un piano, collegandola all’attigua residenza. Dal 1902 diventò di proprietà comunale per lascito testamentario, con il vincolo che il Liceo musicale fosse intitolato a Giovanni Lettimi.

Del palazzo cinquecentesco si conserva il portale che, nelle formelle a bugna, unisce i simboli araldici della rosa quadripetala malatestiana ed il diamante dei Bentivoglio, in ricordo forse di un’unione matrimoniale fra le due famiglie vicine a Carlo Maschi. Cinquecenteschi anche il caratteristico muro a scarpa, raccordato alla parete da un cordolo in pietra e le finestre corniciate in pietra, sormontate dallo stemma della famiglia Maschi e da una coppia di delfini.