Nel 268 il Senato di Roma decretò la fondazione della colonia di Ariminum, nome tratto da quello del fiume Marecchia (Ariminus), così che il toponimo significa “la città sul Marecchia”.
La struttura della città fu pianificata secondo un progetto che le conferiva il classico impianto a scacchiera, con insulae rettangolari e strade ortogonali, ancora oggi riscontrabili nel tessuto urbano: la via principale, il cardomaximus (oggi via Garibaldi-via IV Novembre), impostato su un’antica via commerciale dai monti al mare, incontrava il decumanus maximus (corso d’Augusto) nel forum (piazza Tre Martiri), cuore politico, religioso ed economico di Ariminum.
Dal II secolo a.C., a seguito della politica espansionistica di Roma verso la pianura padana, assunse maggiore importanza il decumano massimo, che univa la via Flaminia con la via Aemilia, le strade consolari in direzione l’una di Roma e l’altra di Piacenza. I due percorsi presero il nome dai consoli Caio Flaminio e Marco Emilio Lepido che le tracciarono rispettivamente nel 220 e nel 187 a.C.; ad essi si aggiunse nel 132 a.C. la via Popillia, voluta dal console Publio Popillio Lenate per raggiungere da Ariminum Ravenna e più a nord Aquileia. Ariminum divenne così un importante nodo stradale.
In relazione alle guerre civili e sociali che coinvolsero Ariminum furono eseguite importanti opere di potenziamento del sistema difensivo: fra queste la costruzione, nel I secolo a.C., della porta a doppio fornice, in blocchi di arenaria, nota come Porta Montanara.
Cardo e Decumano – Porta Montanara
Nel 49 a.C., fra storia e leggenda, Ariminum lega il suo nome al passaggio di Giulio Cesare che, superato il limite del fiume Rubicone, avrebbe arringato le sue legioni proprio nel foro della nostra città, come ricorda il cippo eretto nel 1555 proprio per mantenere viva la memoria del discorso del generale, ora posto all’imboccatura di via IV Novembre.
Ad Augusto si devono importanti interventi urbanistici: oltre alla costruzione dei due monumentali ingressi alla città – l’Arco d’Augusto ed il Ponte di Augusto-Tiberio l’imperatore diede avvio a un più generale programma di sviluppo e arredo urbano in cui rientrano la lastricatura delle vie cittadine e l’impulso dato alla crescita dell’edilizia residenziale.
Caio Giulio Cesare e l’Imperatore Augusto
Ai primi secoli dell’impero risalgono anche la costruzione della rete idrica e fognaria e l’edificazione dell’Anfiteatro datato all’epoca di Adriano. La città romana ci è nota non soltanto nel suo aspetto pubblico, ma anche in quello privato, documentato dai resti delle domus rinvenuti negli scavi particolarmente numerosi nel dopoguerra. Di notevole interesse gli scavi che hanno messo in luce prestigiose dimore: dalla domus di palazzo Diotallevi, nota nel mondo per il mosaico con scena dell’ingresso delle barche nel porto (forse proprio quello di Rimini); alla cosiddetta domus dell’Arco, cresciuta a fianco del monumento, a ridosso delle mura cittadine, elegante costruzione caratteristica della fiorente età augustea; per finire con la domus di età imperiale nell’area di piazza Ferrari, decorata con mosaici e affreschi, che ha restituito materiali di grande rilievo tra cui un corredo di strumenti chirurgici, il più ricco consegnatoci dall’antichità (Domus del chirurgo).
La calata dei primi barbari, intorno alla metà del III secolo, mise a ferro e fuoco interi quartieri della città, segnando la fine del periodo di pace dei primi secoli dell’impero e rendendo necessaria la costruzione di una nuova cinta difensiva: le mura, in laterizi, inglobarono l’Anfiteatro e racchiusero completamente il centro cittadino.